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Pubblicato su www.ItaliaFutura.it il 18 gennaio 2014

La WebTax che potrebbe entrare in vigore dal prossimo 1° luglio ed è contenuta nella legge di Stabilità, è la vera grande novità del 2014, per l’originalità dei contenuti, l’audacia del proponente e soprattutto per le stravaganze alle quali i sudditi italiani vengono, una volta in più, costretti.

La proposta era nata per sottoporre a tassazione le multinazionali che operano nel settore della pubblicità internet che, risiedendo in stati come l’Irlanda, riescono ad operare in tutta Europa mantenendo un carico fiscale relativamente più basso rispetto a paesi come l’Italia, ma in realtà introduce nuovi obblighi per le aziende italiane e sicuramente delle nuove sanzioni.

Infatti, mentre il primo dei due commi (il 177) si rivolge specificatamente alle “società che operano nel settore della raccolta di pubblicità on-line e dei servizi ad essa ausiliari” e le obbliga di fatto ad una procedura di ruling con il fisco italiano (che potrebbe portare nelle casse dello Stato Italiano circa 130 milioni di euro l’anno), il secondo comma (178) introduce alcune bizzarrie: la prima è l’obbligo per le aziende italiane di acquistare pubblicità da soggetti titolari di partita IVA in Italia.

L’intento del presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd) che è il promotore della nuova tassa, è dignitoso ma la realizzazione è fantozziana: non riuscendo a creare in Italia le condizioni di sviluppo di una economia digitale, ritiene che per imposizione di legge la Silicon Valley debba trasferirsi in Italia, aprendo la partita iva, ma ignora completamente quel “piccolo” principio della libera circolazione delle merci all’interno dell’Unione Europea. Son passati solo 21 anni dal 1993, l’anno dal quale l’UE forma un solo territorio senza frontiere ma ancora non se n’è accorto.

Inoltre con lo stesso comma, si introducono (sempre a carico dei sudditi italiani) gli obblighi di pagamento “esclusivamente mediante bonifico bancario o postale” (affinché venga tracciata la partita IVA del beneficiario), nonché di trasmissione all’Agenzia delle Entrate “delle informazioni necessarie per l’effettuazione dei controlli”

Come ha dichiarato Emer Traynor, portavoce di Algirdas Semeta (commissario Ue per la Fiscalità e l’unione doganale) la Web tax, così come è formulata, sembra “contraria alle libertà fondamentali e ai principi di non discriminazione dei trattati”, quindi quasi sicuramente non verrà mai attuata e verrà liquidata, non come il formulatore dell’ennesima sciocchezza 2.0 che rimarrà a carico dei contribuenti italiani per il resto della legislatura.

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